3 Ottobre 2025

Andare al lavoro in bici: tra incentivi, tutele e responsabilità

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Nelle città moderne, sempre più persone guardano alla bicicletta come alternativa efficace e sostenibile all’automobile per il tragitto casa-lavoro. Questo modello — spesso chiamato “Bike to Work” — porta benefici evidenti: meno traffico, aria più pulita, miglior benessere fisico miglior produttività mentale. Ma quando si pedala, nascere una domanda legittima: “E se provochi un danno a qualcun altro? Sono coperto da una assicurazione RC durante il tragitto casa-lavoro?”

La risposta non è scontata: la tutela legale relativa alla responsabilità nei confronti di terzi non è garantita da INAIL (che interviene solo per infortuni al lavoratore), ma può essere prevista da polizze private, convenzioni aziendali o iniziative locali. E in alcuni casi è già realtà — ma non dappertutto.

 

Il “gap” della responsabilità civile: chi paga se danneggi qualcun altro?

Quando pedali da casa al lavoro, sei tutelato da INAIL solo se subisci un infortunio lungo il tragitto (in itinere), purché ricorrano le condizioni (tragitto normale, senza deviazioni ingiustificate, nesso con l’attività lavorativa). INAIL, però, non copre i danni che potresti causare a terzi: ad esempio, se urti un pedone, danneggi un veicolo o un’infrastruttura.

Quella che serve, in tali casi, è una polizza di responsabilità civile personale (RC) che includa l’uso della bici. Ma per il momento, non è una componente che tutti i programmi Bike to Work includono di default.

 

Perché la RC bici non è sempre inclusa (e cosa frena la sua diffusione)

  • Costi aggiuntivi: includere una copertura RC richiede un premio assicurativo, che potrebbe gravare sulle aziende o sugli enti promotori del progetto.
  • Rischio assicurativo: gli assicuratori possono valutare come rischiosi gli spostamenti in bici, specialmente su strada aperta, e imporre condizioni o massimali stringenti.
  • Diffusione non uniforme dei programmi: ogni Comune o azienda decide autonomamente le componenti del proprio programma Bike to Work, e molti si concentrano prima su incentivi e infrastrutture.
  • Complessità organizzativa: coordinare un’assicurazione RC per tutti i dipendenti, gestire polizze, condizioni, reclami, può richiedere strutture gestionali che non tutte le aziende dispongono.
 
 

Cosa possono fare aziende e lavoratori per colmare il vuoto

  1. Tessere i dipendenti individualmente
    Se l’azienda non ha una copertura specifica, i dipendenti (o l’azienda stessa) possono sottoscrivere una polizza individuale tramite associazioni che offrono RC bici.
  2. Richiedere che la polizza sia inclusa nel progetto aziendale
    Negoziare l’inclusione della RC nel pacchetto Bike to Work con il datore di lavoro, presentando i benefici in termini di protezione e attrattiva del benefit.
  3. Verificare le convenzioni locali del Comune
    Vedere se il Comune di residenza o il Comune sede dell’azienda ha convenzioni che prevedono RC bici per i propri dipendenti o cittadini.
  4. Chiedere trasparenza nei bandi locali
    Quando viene proposto un bando Bike to Work (regionale o comunale), chiedere che la copertura RC sia esplicitamente considerata come parte dell’iniziativa, se possibile.

 

Conclusione: verso un Bike to Work “completo”

L’idea di andare al lavoro in bici rappresenta un cambio culturale verso una mobilità più sana, efficiente e sostenibile. Molti programmi Bike to Work oggi premiano chi pedala con incentivi economici, servizi e infrastrutture. Ma per renderli davvero “completi” serve che includano anche la tutela verso terzi — la copertura RC — affinché il lavoratore non debba preoccuparsi di eventuali danni causati durante il tragitto.

Già oggi esistono modelli virtuosi che offrono questa protezione. L’obiettivo futuro è che questa diventi parte standard del pacchetto Bike to Work, non un optional. Aziende, enti locali, associazioni e cittadini possono collaborare per rendere questo obiettivo una realtà concreta.

Fonte: Chatgpt

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